Valentina Giacosa – Musicoterapeuta

Dove finisce il suono, inizia l’ascolto

Mi chiamo Valentina e la mia prima voce è stata quella del violoncello.
Per anni ho suonato nelle orchestre, vivendo la musica come un linguaggio profondo, capace di raccontare ciò che le parole non riescono a dire.
Poi sono diventata mamma. E qualcosa dentro di me è cambiato.
Ho sentito il bisogno di usare la musica non solo per emozionare, ma per accogliere, accompagnare, dare voce. È così che è nata la mia seconda vita: quella di musicoterapeuta
Co-fondatrice dello studio AltaLuna.
Mi sono diplomata in Musicoterapia nel 2019 presso il CMT – Centro Musicoterapia di Milano, una scuola che mi ha permesso di unire rigore clinico e sensibilità musicale.
Negli anni ho approfondito alcuni ambiti che sento particolarmente vicini: la musicoterapia e l’autismo, la musicoterapia in gravidanza e nella terapia intensiva neonatale, luoghi in cui il suono diventa presenza, contatto, possibilità.

“La musica è il terreno dell’incontro: ci incontriamo là dove le parole non bastano.”
— Rolando Benenzon

Gioco, voce e relazioni in cerchio

Nei gruppi da 0 a 5 anni, c’è tanto gioco, a volte anche tanto rumore.
Ma dentro quel piccolo caos si nasconde qualcosa di prezioso: la condivisione.
Ci si scambia oggetti sonori, emozioni, risate.
I bambini si osservano, si imitano, si aspettano.
I genitori non stanno a guardare: sono parte del cerchio — giocano, cantano, si emozionano.
È uno spazio dove la relazione si costruisce con il corpo e con la voce, con i silenzi, con lo sguardo, con una maracas passata da una mano all’altra.

“Il gioco è la cosa più seria che ci sia.”
— D.W. Winnicott

Un universo dentro ogni bambino

Le sedute non si somigliano mai, perché ogni bambino è unico.
Ogni incontro è un viaggio nuovo — fatto di suoni, emozioni, gesti, sguardi.

Nelle sedute individuali, il tempo rallenta.
Ci sono bimbi che non parlano, altri che non stanno mai fermi, altri ancora che sembrano lontani.
Ma tutti portano con sé un mondo interiore, e il mio compito è ascoltarlo e dargli voce, traduco in musica ciò che non ha parole.
C’è contenimento, esplorazione, stupore.
Ogni gesto è accolto, ogni suono ha valore.
La relazione si costruisce piano, come una melodia che nasce a due.

“Ci sono silenzi che parlano più di mille parole. La musicoterapia li ascolta.”